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Sergio Scariolo: “Basket nelle scuole e impianti, un abisso tra Spagna e Italia”

Il CT della Spagna ha parlato delle differenze tra Spagna e Italia nello sport e del campionato italiano.

Di seguito vi riportiamo una sola parte dell’intervista rilasciato da Coach Scariolo, ma se si volesse leggerel’intera intervista di rimandiamo all’intero articolo.

 

Buongiorno coach, il movimento sportivo spagnolo (calcio e basket in particolare) è ultracompetitivo a livello europeo e mondiale, sia come Nazionale, sia a livello di club. Ci sono state anche idee di gioco – penso al tiki taka nel calcio – che hanno dato alle squadre grandi vantaggi. Come si costruisce un modello vincente come quello spagnolo? E, conseguentement, quali sono gli spunti da cui l’Italia dovrebbe prendere esempio per aumentare la competitività?

“Il discorso è lunghissimo e non si può fare in quattro parole, però ci sono due aspetti che sicuramente ritengo comuni alle discipline sportive e, in generale, a un movimento sportivo nazionale rispetto a un altro. Il primo è la presenza dello sport nella scuola, che è enormemente superiore sia a livello quantitativo sia a livello qualitativo in Spagna rispetto che senz’altro all’Italia, non c’è proprio paragone di quanta pallacanestro ci sia nelle scuole elementari e media in Spagna rispetto che in Italia, e anche il tipo di attenzione che ha questo sport scolastico, dove ci sono fior di allenatori, fior di palestre, scuole che hanno la forza di partecipare ai campionati giovanili normali. L’altro aspetto è chiaramente quello dell’impiantistica – a livello di impianti piccoli, medi e grandi – perché la differenza è abissale, e non solo nella pallacanestro”.

 

Leggi l’intera intervista.

Ma quando ci decideremo che lo sport è una cosa MOLTO IMPORTANTE, quanto la Matematica, l’Italiano oppure ogni altra materia scolastica?

Brutti voti a scuola? Togliamo gli allenamenti

Quante volte  la punizione per un brutto voto, per una nota, per  una “bravata” diventa il taglio degli allenamenti?  “Basta, per questa settimana salti…Così impari…”. E chissà poi cosa c’è da imparare. Come se lo sport, l’impegno costante che un ragazzo deve (sottolineo “deve”) mettere quando fa parte di una squadra, di un gruppo, di una formazione si potesse barattare come merce di scambio nel percorso educativo di un adolescente. Scuola e sport non sono dovere e divertimento, obbligo e facoltà,  l’impegno serio e quello ludico di cui si può anche fare tranquillamente e meno. Certo, è un fatto di cultura. C’è chi cresce pensando che lo sport sia una cosa “tremendamente” seria ed è costretto a fare i conti con un mondo che non la pensa esattamente così. A cominciare dalla scuola stessa dove la pratica sportiva non viene quasi mai considerata integrante nel piano scolastico ma una sorta di materia più o meno “sopportata”  nelle cui ore ci si rilassa, magari si gioca e , se serve, si può anche fare altro, ad esempio ripassare  per recuperare qualche materia “importante” in cui si è sotto con i voti. In altri mondi non è così. In altri Paesi, che poi magari ci vengono in mente quando alle olimpiadi torniamo a casa con le pive nel sacco, lo sport fa media e chi non sa fare sport rischia anche l’anno. Da noi ovviamente no ma sbagliamo. Anche perchè da studi scientifici assodati e da una ricerca dell’Università di Montreal pubblicata pochi mesi fa su Annals Journal of Health Promotion che ha incluso circa 2700 studenti canadesi nati tra il 1997 e il 1998 arriva arriva la conferma che lo sport è un “farmaco” potentissimo, più che mai necessario nella sana crescita degli adolescenti impegnati negli studi perchè è in grado di migliorare sensibilmente la loro capacità di concentrazione, il livello di attenzione, l’autocontrollo. Quindi chi fa regolare attività sportiva, anche intensa, ottiene migliori risultati scolastici e nei test che misurano abilità intellettuali perchè  è stato evidenziato un aumento del volume dell’ippocampo, la zona del cervello associata a memoria e apprendimento. Lo sport ha effetti sulla quantità e sulla qualità dei compiti  perchè il 48% degli atleti si dedica allo studio a casa per tre ore in più alla settimana rispetto a chi non fa attività ed ha un riflesso importante anche sulle assenze visto che i ragazzi che fanno sport si ammalano di meno.  L’impegno sportivo poi è un esercizio virtuoso che  fa crescere il senso di autodisciplina ed è anche divertente. Provate a chiedere a chi si allena anche quando fa tanta fatica se non si diverte, se non si sente soddisfatto, se non torna a casa con quel sano senso di stanchezza che però pare un premio, se non ha gioito e goduto correndo sotto la pioggia, rotolandosi nel fango di un campetto o, scalando una salita in bici… Può bastare ( ed avanza) per capire che punire un ragazzo che non va bene a scuola togliendogli gli allenamenti come diceva Fantozzi è “una cagata pazzesca…”. Magari ( è solo un consiglio) toglietegli lo smartphone…

 

Fonte: blog.ilgiornale.it a cura di Antonio Ruzzo

Essere genitori di un giovane atleta

Strategie di efficacia

Essere un genitore è una situazione ad alta emozionalità sia che il figlio/a abbia 5 anni o 25 anni.
Si è tentati di cercare nei figli quello che non si è stati; molto spesso però i genitori si trasformano da primi tifosi a esseri urlanti e nervosi che se la prendono con tutti, in primis con gli allenatori e poi con i figli stessi.
È normale sentire l’adrenalina della vittoria e la tristezza per una sconfitta, ma un genitore deve rimanere sempre e solo un genitore, un tifoso e null’altro.
In Italia, a differenza di quanto avviene nel mondo anglosassone, il genitore non è solo un genitore, ma pretende spesso di interpretare il ruolo di capo allenatore, direttore sportivo, preparatore atletico, fisioterapista, mental coach e giornalista, tutti ruoli che necessitano di una preparazione specifica e di una esperienza concreta.

Continua a legge tutto l’articolo (per motivi di copiright non possiamo riprodurre interamente)…

Aggiornamento sul regolamento Tecnico (ottobre 2017)

Le principali variazioni al Regolamento Tecnico del Basket introdotte dalla FIBA a partire dal Primo ottobre 2017 sono illustrate in queste clip realizzate dal CIA.

Se avete voglia di investire due minuti di tempo…ci sembrano perfetti se investirli ad aggiornarsi sul nuovo regolamento. Poichè l’esempio è alla base dell’apprendimento…saremo di aiuto ai nostri ragazzi ed inoltre saremmo preparati alle partite prossime.

 

 

Le principali modifiche

 

Art. 25 – Infrazione di passi. Analisi delle situazioni di gioco

 

L’approfondimento. Come cambiano il Fallo antisportivo e l’infrazione di Passi. Il commento del Settore Tecnico CIA

La dura, durissima vita degli allenatori delle giovanili

Nella vita di un giocatore di basket (ma potremmo parlare di qualsiasi altro sport) esistono due fasi distinte: la prima è quella delle giovanili, in cui l’insegnamento della parte tecnica costruisce le basi indispensabili per poter arrivare alla fase due. Che è quella dei campionati senior, di qualunque livello essi siano. E lì, dalla Serie D alla Nba, non ci sono eccezioni: se non hai imparato davvero a giocare…smetti.
Arrivi a diciotto, diciannove anni e improvvisamente ti ritrovi a guardare le partite da bordo campo: rigorosamente lato tribuna, in mezzo al pubblico.

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Insegnate ai giovani lo spirito di squadra, non a fare i fighi sui social

Geno Auriemma: “Insegnate ai giovani lo spirito di squadra, non a fare i fighi sui social”

Geno Auriemma, allenatore pluricampione, impartisce una bella lezione di vita e di sport rivolta soprattutto ai più giovani. I ragazzi non devono farsi affascinare dalle prodezze dei loro campioni sui social network: il vero sport è quello in campo, fatto di sacrificio, passione e gioco di squadra non di individualismi basati su “followers” e “mi piace”.

Nell’epoca dei social, spesso si tende ad assottigliare la differenza tra mondo reale e mondo fittizio. O meglio tra quello che appartiene ai “comuni mortali” e quello che è fantascienza. A meno che, non si sia una sorta di influencer, epiteto valido anche nel mondo dello sport. Ma siamo certi sia così?

” Ogni ragazzo, sin da piccolo guarda la tv e guarda le partite di NBA, MLB, WNBA di qualsiasi sport, non importa quale. Quello che vedono è che l’essere giocatori è “figo”. Quindi, pensano che quello sarà il modo in cui dovranno comportarsi”

Chi lo dice è Geno Auriemma, uno che con i campioni ci lavora tutti i giorni, perché i followers, di fatto, non sono lo specchio delle prestazioni sul campo.

La televisione, i media digitali e anche i social network ci mostrano, ma soprattutto mostrano ai giovani, immagini degli sportivi che diventano sempre più personaggi e sempre meno atleti. Sempre più “fighi” e sempre meno entusiasti dello sport. Perchè? Cos’è cambiato con l’evoluzione digitale?

Genitori insegnate ai vostri figli lo spirito di squadra, non ad essere superstar

Sembra banale ma quanto spesso si discute in merito all’educazione che la famiglia dà al proprio figlio? Oppure di quanto i valori e i principi della famiglia possano intaccare anche il modo di comportarsi, di atteggiarsi, di fare del body language il proprio biglietto da visita?

” Tante squadre fanno giocare i propri ragazzi perché sono All-American. Lo capisco ma preferisco perdere che vederli giocare atteggiandosi da grandi. Li lascerei uscire dalla palestra con lo stesso pensiero con cui sono entrati: io, io, io, io. “Non ho segnato, quindi perché dovrei essere felice?”, “Gioco poco, quindi perché dovrei essere felice?”. Questo è il mondo in cui viviamo. E i ragazzini guardano le statistiche perché devono andare dai genitori a dire loro che hanno segnato tanti punti. Penso che i più piccoli vogliano giocare di squadra. Poi crescono e vuoi per il talento e per le capacità individuali, riescono ad avere successo e coinvolgono anche i genitori. Quando questo accade, ai ragazzini finisce lo spirito di squadra perché i genitori dicono loro – Non andrai da nessuna parte, se non brilli – “

Ma fidatevi: si brilla solo con la squadra e con un coach.

Geno Auriemma, classe ’54, professione: coach

Alla maggioranza della gente questo nome, Luigi “Geno” Auriemma, non dirà molto. Eppure il nativo di Montella (Avellino) è uno degli allenatori di basket femminile più famosi in America, se non il più famoso. Di sicuro il più vincente. Auriemma, oltre ad aver guidato la nazionale statunitense dal 2010, conducendola tra l’altro a 2 ori mondiali e 2 olimpici consecutivi, siede dal 1985 sulla panchina della squadra di basket femminile della University of Connecticut, meglio conosciuta come UConn.

” Quando guardo i filmati delle partite, do un occhio anche a cosa accade in panchina. Se qualcuno sbadiglia, se non c’è interesse nella partita, se qualcuno è tra le nuvole. Beh, non metteranno mai piede in campo. Mai”

Auriemma è l’allenatore NCAA più vincente della storia con 11 campionati vinti, insignito di molti premi tra cui il Naismith Coach of the Year per 7 anni e soprattutto la coppa “simbolica” di costruttore di talenti. Non è un caso che sotto Auriemma, a Uconn, siano nate le migliori giocatrici del mondo come Rebecca Lobo, Diana Taurasi, Sue Bird, Maya Moore e Breanna Stewart che in un paragone equo col mondo del calcio sarebbero Leo Messi, Cristiano Ronaldo, Neymar, Zlatan Ibrahimovic e Gigi Buffon tutti prodotti di un solo vivaio.

Auriemma è stato ed è il mentore della nazionale Statunitense, quello che di fatto, anche solo tramite l’NCAA, ha costruito l’ossatura di quel Dream Team capace di vincere 6 olimpiadi consecutive da Atlanta 1996. Tutto questo, fa rima con reclutamento.

” Anche se non sanno ancora muoversi in campo, i giovani atleti continuano ad atteggiarsi da grandi giocatori, per loro basterà solo sembrare tali. E questo si vede sempre in campo. Quindi, reclutare giovani leve che siano veramente innamorate dello sport e che apprezzino anche le azioni dei compagni di squadra, più di quanto apprezzino le proprie, è un compito sempre più difficile”

Barack Obama premia Geno Auriemma e le UConn Huskies del 2016

Barack Obama premia Geno Auriemma e le UConn Huskies del 2016

I ragazzi abbandonano lo sport: troppe pressioni e illusioni

Il “drop out”, ovvero l’abbandono della disciplina praticata, è sempre più diffuso. L’agonismo esasperato, i genitori e l’ambiente estremamente pressanti inducono gli adolescenti a dire basta

L’80% dei bambini italiani in età pre-puberale pratica almeno uno sport, ma verso i 14 anni, proprio durante la fase di sviluppo più delicata e in cui l’attività fisica sarebbe un vero toccasana per la crescita del ragazzo a livello fisico, psicologico e sociale, questo esercito di mini atleti si riduce drasticamente. Divenuti adolescenti, la metà di loro abbandonano. Cosa succede? Quali i motivi di questa improvvisa disaffezione? Il fenomeno, denominato “drop out”, sempre più diffuso, ha attirato l’attenzione di numerosi psicologi, terapeuti, istruttori che hanno individuato attraverso i loro studi varie e differenti motivazioni. L’agonismo esasperato fin da giovanissimi. Il risultato a tutti i costi. L’illusione preclusa di divenire dei campioni. Nuovi interessi. Genitori e, in genere ambiente esterno, troppo esigenti e pressanti. Il venire meno di divertimento e motivazioni. All’origine dell’abbandono, quindi, non un’unica causa, ma più elementi spesso concomitanti. Ma, come ci dice Maurizio Mondoni, docente di Teoria, tecnica e didattica dei giochi sportivi al Corso di laurea in Scienze Motorie e dello Sport all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano: “Per capire il perché un ragazzo improvvisamente lascia un’attività sportiva che ha praticato per anni è necessario comprendere quali sono le molle iniziali che gli hanno fatto decidere di intraprenderla. E tra queste su tutte il divertimento, la gioia di giocare, di fare parte di un gruppo, conoscere nuovi amici. Se i giovani non trovano soddisfatti questi loro bisogni primari, lasciano”.

Continua a legge tutto l’articolo (per motivi di copiright non possiamo riprodurre interamente)…

 

 

Luca Dalmonte e gli allenatori di settore giovanile

Video di chiusura del Clinic USAP di questa mattina a Bologna e le parole di Coach Dalmonte: abbiamo volute inserirle nella nostra pagina perchè non solo riteniamo giuste e sottoscriviamo le sue opinioni sul lavoro del settore giovanile ma vorremmo che anche i nostri avversari le prendessero a mente comportandosi in modo “eticamente più corretto” e i genitori delle nostre squadre imparassero ad apprezzare sempre più quello che la Pallacanstro SANGIORGIO prova a fare ogni giorno grazie ai propri allenatori/istruttori da quando aprono la gabbia dei palloni e fanno entrare i ragazzi in campo al giorno dopo della gara.
Per i frettolosi: ascoltate dal minuto 1 e 30 secondi.

 

Video by Daniele Fraboni